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I PILASTRI DELL’AUTOSTIMA: IL PRIMO PASSO E’ ACCETTARSI

Agosto 17, 2015

Avere autostima è un processo dinamico che si costruisce ogni giorno, praticando la vita e costruendola giorno dopo giorno.

La prima cosa che si deve apprendere mentre strutturiamo la nostra autostima e che è impossibile senza l’accettazione di sé.

Sono così strettamente connesse che a volte possiamo confonderle, ma sono due cose ben distinte. Se infatti l’autostima si sperimenta , l’accettazione di sé si fa ed il primo atto per amarsi.

Primo passo:

accettarsi vuol dire stare dalla propria parte, fa riferimento alla capacità di prendere impegni verso se stessi e di valorizzarsi comunque, e questo solo per il fatto di essere vivi e coscenti. Accettarsi è un atto più antico dell’autostima, è egoismo nell’accezione più positiva del termine, anche se è un atto che abbiamo la facoltà di combattere fino ad annullare completamente. Alcuni rifiutano se stessi ad un livello così profondo che non possono affrontare nessun lavoro di crescita se prima non affrontano questo rifiuto profondo.

Questo implica la dichiarazione di scegliere di tenermi in alta considerazione, di trattarmi con rispetto e dignità e di battersi per il diritto di esistere.

Se questo egoismo tace l’autostima è la prima a morire.

 AUTOSTIMA

Secondo passo:

La disponibilità a toccare con mano senza nessuna negazione che quello che proviamo proviamo, quello che sentiamo sentiamo e quello che abbiamo fatto abbiamo fatto.

Negare ciò che non ci piace di noi ci porta lontano da noi stessi, anche se le cose che sentiamo o che proviamo o che abbiamo fatto non ci riempiono d’orgoglio.

Legittimare le nostre debolezze anziché negarle ci permette ci farle diventare punti di forza.

Quindi accettarmi completamente è più che ammettere o riconoscere, è sperimentare, guardare in faccia, assorbire nella coscenza: questo ha un potere guaritore.

Quando commetto un errore per crescere è necessario che accetti questo errore, come mio, come facente parte di me. Ammetterlo non basta perché implica solo il vedere l’errore, ma autoingannarmi nel cercare di farlo sparire: un mio superiore mi sottolinea un errore, io ascolto spazientito anche se mi viene detto con benevolenza, non vedo l’ora che lui taccia e sparisca per continuare a fare quello che facevo e trovare scuse per giustificarmi.

Solo quando davanti ad un errore commesso sono in grado di vederlo come “mio” posso imparare da esso e crescere. Nelle avversità diventiamo migliori.

Se non accetto che ho vissuto non consapevolmente, come posso cominciare a vivere consapevolmente?

Se rifiuto di accettare i momenti in cui vivo irresponsabilmente, come posso cominciare a vivere consapevolmente ? Non posso vincere un paura di cui nego la realtà.

Con tutto ciò accettare non significa approvare, gustare o perdonare. Posso accettare un fatto di me e non approvarlo decidendo di evolvermi da esso.

Questo perché se non riesco ad accettare me stesso non riesco ad essere pro me e costruire la mia autostima.

Terzo passo:

Implica l’idea della compassione.

Nel momento in cui faccio qualcosa di sbagliato o di cui mi vergogno, accettare significa non fermarmi alla condanna o alla vergogna  e alla paura del giudizio degli altri.

Prima me ne assumo la responsabilità e poi comprendo il contesto. Questo non cambia la valenza negativa di un errore ma lo rende spiegabile. E magicamente comincio a non averne più paura, a non aver più paura del rifiuto degli altri attorno a me.

Sapere perché una cosa sbagliata che a me in quel momento sembrava giusta o desiderabile la rende maggiormente mia e soprattutto più agevole da allontanare e da liberarsene attraverso il perdono, ma NON POSSO PERDONARE ME STESSO PER UN’AZIONE CHE NON RICONOSCO DI AVER COMPIUTO.

 

Dott.ssa Elena Moglio
www.elenamoglio.com

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ELENA MOGLIO
Medico Chirurgo psicoterapeuta iscritta all’Albo dei Medici Chirurghi e all’elenco degli psicoterapeuti del medesimo ordine.
Specialista in Ipnosi Clinica, Terapia di Coppia e Mediazione Familiare.
Vive ed opera a Paderno Dugnano in ambito clinico privato.
Negli ultimi anni si è concentrata nella cura della disfunzionalità della coppia coniugale allargandosi alla cura delle relazioni familiari in collaborazione con colleghi neuropsichiatri infantili.
 
 
 
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blogmammaonweb@gmail.com
 

photo: http://immagini.4ever.eu

 

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